Premio Cairo 2004
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i giovani artisti italiani.

Premio Cairo 2004- Andrea Chiesi
Al premio Cairo vince il paesaggio contemporaneo

Premio Cairo 2004  Andrea Chiesi

Tempo 06, 2004, olio su tela, cm 140x200

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Andrea Chiesi (Modena, 1966) con l’architettura di n vecchio capannone alleggerita dei segni dell’abbandono per etterne in risalto lo scheletro, in una visione neopiranesiana.

Il termine nuova figurazione non basta più. Considerato che oramai la pittura e il ritorno all’immagine si sono assicurati un posto di rilievo sulla scena artistica nazionale e internazionale, che non è più necessario perorare la causa di uno stile e di una tecnica per fare in modo che siano considerati dal mercato e dalle iniziative istituzionali, adesso bisogna fare un passo avanti.

Bisogna avere il coraggio di scendere dai vecchi cavalli di battaglia e iniziare a leggere con maggiore attenzione i temi e i soggetti delle opere, per capire verso quali lidi si stia dirigendo la ricerca contemporanea, quali nuovi scenari si stiano aprendo di fronte alle riflessioni e ai bisogni più attuali.

E a voler cercare a tutti i costi una definizione per il gruppo di artisti presentato dalla quinta edizione del Premio CairoCommunication, bisogna parlare di un lavoro interessato all’uomo, alle sue contraddizioni, al suo habitat. Bisogna pensare a uno studio psicologico, sentito e vibrante, della figura, del significato delle sue pose, delle atmosfere create dal paesaggio. Qualcuno usa la fotografia e un bianco e nero livido ed esasperato, altri scelgono la pittura e le tonalità veriste, altri ancora sposano il video e i colori psichedelici, ma comunque tutti intendono sempre ritrarre corpi per scoprire caratteri, raccontare città e panorami per cogliere pregi e difetti delle società di oggi.

Se da una parte non è riscontrabile un’unità stilistica tra le diverse opere e i diversi autori selezionati dai lettori di Arte – si va infatti dalla citazione cinematografica all’iperrealismo, da un segno aggressivo e violento a una maniera silenziosa e distaccata, dal recupero di tecniche tradizionali all’uso delle tecnologie più avanzate – dall’altra è evidente come si debba considerare davvero superato il momento della provocazione e della distruzione, di un’arte segnata da delusione e ribellione. Nessuno escluso, tutti sembrano intenzionati a ricostruire, a cercare una nuova poetica per i tempi moderni.

MAURIZIO SCIACCALUGA

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 FINE