Premio Cairo 2006
Dal 2000 l’editore
Urbano Cairo premia
i giovani artisti italiani.

Premio Cairo 2006- Chris Gilmour
Al premio Cairo vince la scultura

Premio Cairo 2006  - Chris Gilmour

Auto Taxi 2006, cartone e colla, dimensioni reali

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Chris Gilmour (Stockport, 1973) con la riproduzione di un Ape-risciò, una scatola di cartone piena di memorie e sentimenti, che supera l’arte povera con l’amore per il dettaglio.

Un attaccamento tenace all’immagine pur nella grande varietà dei linguaggi. Una forte adesione emotiva al soggetto. Un confronto consapevole, a tratti ironico e disincantato, con la tradizione. Uno sguardo esercitato sui maestri di ogni epoca. E un’attitudine alle ricerche sperimentali, con qualche incursione nel concettuale.

Per il settimo Premio Cairo venti artisti tornano a sfidarsi sul terreno della figurazione, in tutte le sue declinazioni. Con un ritorno alle origini del premio, la ricognizione sui linguaggi contemporanei della pittura, della fotografia e della scultura è stata operata dalla redazione di Arte. Specchio fedele dei lavori in corso da un capo all’altro della Penisola, la mostra offre preziosa e convincente testimonianza del rapporto degli artisti con la realtà, attraverso quaranta opere che spaziano dal ritratto alla natura morta al paesaggio, con una ricchezza di tecniche che va dalle più recenti a quelle antiche, piegate a nuove esigenze. Tutte documentano un’attenzione per l’uomo e le sue contraddizioni.

Lo rievocano le atmosfere dei luoghi della sua esistenza: la casa di Alessandra Spranzi, le città di Davide Bramante e Marina Giannobi, i paesaggi di Daniela Perego. Chris Gilmour e Fabio Viale raccontano le passioni rivisitando gli oggetti che accompagnano le giornate di ognuno. Storie di vita si leggono nelle pieghe dei volti di Alessandra Ariatti, Till Freiwald, Anna Madia, Massimilano Zaffino.

Qualche inclinazione al racconto intimo mostra indoli, caratteri e personalità, anche devianti (Manuele Cerutti). Così il fantasma della figurazione torna a uscire allo scoperto. La Spranzi le apre una via di fuga spalancando un’anta dell’armadio, Giacomo Piussi la invita a farsi un giro in bicicletta, Chris Gilmour la mette in sella a un risciò e Francesco Lauretta in groppa a un cavallo bardato a festa. Luisa Raffaelli la ritrae come strega metropolitana, Daniela Perego come ninfa dei boschi. Per Gehard Demetz e Roberta Savelli è una bambina pensosa, mentre per Luigi Presicce è un cerbiatto dalle gambe fragili. Giuseppe Rado la vede come fanciulla cibernetica e Tessa Manon Den Uyl come divinità. Andrea Mastrovito la mette in croce, l’Ariatti la fa scendere in campo con le armi di un guerriero. Sogni e visioni che testimoniano quanto la figurazione sia ancora lingua viva e valido terreno di confronto e sperimentazione.

LICIA SPAGNESI

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FINE