Premio Cairo 2009

Il 10° Premio Cairo

Ecco i finalisti
Italiani, under 40, si esprimono attraverso pittura, scultura, fotografia, video e installazione. Segnalati da dieci critici, venti artisti si contendono la palma del migliore

Il Premio Cairo giunge quest’anno al traguardo del decennale. Secondo la nuova formula, varata per la prima volta durante la scorsa edizione, un comitato di selezionatori, composto da dieci protagonisti del mondo dell’arte contemporanea scelti fra direttori di museo, critici, giornalisti e curatori, ha segnalato i venti artisti partecipanti, tutti rigorosamente under 40. La mostra, come da tradizione,  stata allestita al Palazzo della Permanente di Milano (via Turati 34, telefono 02-6551445) dal 23 ottobre al 1° novembre. Ciascun artista presenterà due opere, una di repertorio e una appositamente creata per il Premio.

I dieci critici che li hanno selezionati
Luca Massimo Barbero – direttore Macro di Roma
Andrea Bruciati – direttore Galleria arte moderna di Monfalcone
Mimmo Di Marzio – giornalista de “il Giornale”
Giacinto Di Pietrantonio – direttore Gamec di Bergamo
Manuela Gandini – giornalista de “La Stampa”
Gianluca Marziani – critico indipendente e giornalista
Franziska Nori – direttore CCCS - Centro la Strozzina di Firenze
Cristiana Perrella – curatrice indipendente
Angela Vettese – curatrice e giornalista de “il Sole 24 ore”
Emma Zanella – direttore Galleria arte moderna e contemporanea di Gallarate

Per il  10° Premio Cairo 2009 è stato nominato vincitore

Pietro Ruffo

con l'opera 

Isaiah Berlin

All'artista il mensile

Arte

ha dedicato un ampio servizio e la copertina del

numero di gennaio 2010



Isaiah Berrlin
 Foto Claudio Mangiarotti
 Pietro Ruffo sceglie per le sue opere il tempo lungo di un’esecuzione minuziosa, paziente, che fa decantare la materia ribollente dell’attualità politica, che raffredda i temi enormi dell’ingiustizia e della guerra, permettendogli di affrontarli in una dimensione soprattutto mentale e speculativa più che ideologica. Il suo è un lavoro che nasce “da attacchi di artiglieria, da raid aerei e da negoziati diplomatici” come diceva Boetti dei suoi ricalchi dei contorni dei Paesi in guerra. Come Boetti anche Ruffo sceglie di leggere e interrogare la realtà mettendo la sua soggettività fra parentesi, preferendo, anziché assumere posizioni troppo definite che sa bene poter essere autoritarie e parziali, stimolare le capacità individuali di pensiero e di espressione. Così anche i suoi lavori apparentemente più diretti e provocatori in realtà mirano non a fornire un punto di vista personale ma ad aprire un dialogo. A offrire dubbi, intuizioni, a riaccendere lo spirito critico.
Cristiana Perrella