Ventitré anni, nata a Cremona, l’artista propone un lavoro minimal e pulito. L’opera sfonda illusionisticamente la terza dimensione, ma si tratta di un’unica linea: un gioco concettuale elegante, semplice come un tratto di matita. La panchina c’è, dunque, esiste: la vediamo e la possiamo anche toccare; il cervello tuttavia sa che questo oggetto non sarà mai capace di accogliere né di sostenere. Il senso è quello di porre l’attenzione sul possibile e sull’impossibile; sulla condivisione, la vicinanza, l’empatia e sul pericolo dei loro contrari.
Ventitré anni, nata a Cremona, l’artista propone un lavoro minimal e pulito. L’opera sfonda illusionisticamente la terza dimensione, ma si tratta di un’unica linea: un gioco concettuale elegante, semplice come un tratto di matita. La panchina c’è, dunque, esiste: la vediamo e la possiamo anche toccare; il cervello tuttavia sa che questo oggetto non sarà mai capace di accogliere né di sostenere. Il senso è quello di porre l’attenzione sul possibile e sull’impossibile; sulla condivisione, la vicinanza, l’empatia e sul pericolo dei loro contrari.