2024

Alberto Peppoloni

Milanese, quarantacinque anni, l’artista ha conquistato la giuria rivisitando la Trasfigurazione di Raffaello. Scomposta in campiture geometriche, l’opera resta fedele all’originale nella parte superiore. Sotto, però, gesti concitati e aggressivi, funghi atomici e bombardamenti alludono agli orrori di un’attualità avvelenata da guerre e violenze.

Elisa Baldanzini

Giovanissima – ha solo quattordici anni – l’artista milanese ha deciso di imprigionare nel gesso uno dei simboli della nostra società e del suo narrarsi: il giornale. Illuminato da pennellate d’oro, l’oggetto perde riconoscibilità, diventa altro e si trasforma in bellezza, attraverso un gesto memore dalla poetica della grande Louise Bourgeois.

Veronica Leo

Con Veronica Leo le ore scorrono liquide
Ventisei anni, di Galatina, l’artista fa l’occhiolino a Salvador Dalí ripensandolo in un concettuale fitto di simbologie. Qui il tempo sembra liquefarsi, scandito da orologi senza lancette e da figure evanescenti: clessidre, volti, occhi e alberi. L’utilizzo di lastre usate enfatizza il senso della stratificazione del tempo e della sua soggettività.

Nikko Mundacruz

Nikko Mundacruz, inquietanti suggestioni
ventiquattro anni, padovano, l’artista presenta un paesaggio classico, inquadrato da un punto di vista ribassato, giocato su lattiginose luminosità cangianti e ombre impenetrabili, con suggestioni che vanno dalla grande pittura romantica di Friedrich alla pennellata di Peter Doig. E con una presenza fantasmatica che enfatizza il senso di inquietudine.

Daniele Magnani

Daniele Magnani, sugli scontrini la rivincita della natura
Quarantenne, nato a Sassuolo, l’artista ci racconta una natura che riconquista i propri spazi e lo fa utilizzando virtuosamente un materiale di scarto come lo scontrino. Anche la tecnica è interessante: rinnegando la perfezione del digitale sceglie infatti una piccola macchina a stampante termica, volutamente a bassa risoluzione, che comporti la possibilità dell’imprevisto e della casualità.

Giulia Mastrangelo

Giulia Mastrangelo, una questione di silenzio
i ispira alla poesia visiva questa artista venticinquenne, pendolare tra Venezia e Milano, in un lavoro lirico e concettuale al tempo stesso. Cinque bottiglie trasparenti – che insieme formano la frase “Il vuoto è una questione di percezione, vibrazione, silenzio” – mettono lo spettatore a confronto con i concetti di pieno e vuoto, destabilizzandolo con dischi colorati inseriti nelle bottiglie. Giulia Mastrangelo

Fabio Pini

Fabio Pini, uno sguardo oltre
Cupezza e ironia si fondono nel lavoro realizzato con grande tecnica da questo artista cinquantunenne romano. Non lontano dallo stile dell’americano Norman Rockwell, il suo veggente dalle inquietanti spalle troppo ampie scruta il mondo con le orbite vuote. Lui, infatti, può vedere anche senza occhi, mentre ciò che crediamo realtà è simboleggiato dal fantoccio che stringe nella mano gigantesca.

Mauro Baio

Mauro Baio, lievi vibrazioni nel paesaggio Piane campiture intarsiate a costruire paesaggi, in una costante suggestione astratta e con qualche allusione alla pittura di David Hockney. Questa la narrazione dell’artista (trentatré anni, nato a Lecco) che ha conquistato la giuria con uno scorcio tropicale, scandito in tinte livide, come nell’imminenza di un temporale, mosso da vibrazioni liquide e dove le luci e le ombre sono rese per macchie