Premio Arte
Ilaria Fasoli
Savina Capecci
Francesca Candito
Hermann Bergamelli
Ha un insospettabile passato da street artist questo ventisettenne nato a Treviolo (Bergamo) con studi di scenografia e nuove tecnologie alle spalle. La sua ricerca lo ha portato a semplifcare sempre di più la tecnica, arrivando al ricamo, che declina in linee pulite e minimali. Un’analisi sulla solitudine umana che l’artista porta avanti talvolta contaminando ricamo e pittura.
Evita Andujar
Diego Vargiu
Andrea Prandi
Gianvincenzo Piro
Sara Elena Meloni
Mikhail Vlasov
«Con questo Giano disegnato a china indiana, il più giovane tra i vincitori, il ventunenne Mikhail Vlasov (Verona, 1995), ci racconta la sua interpretazione del tempo come un fardello e una responsabilità. Oltre alla notevole abilità, colpisce la capacità dellʼartista di fondere in unʼunica immagine lʼiconografia classica con lʼattuale linguaggio estetico della graphic novel.
Alice Guerra
Il titolo della serie di Alice Guerra (SantʼAngelo in Vado, 1987) da cui è tratta lʼopera, Dissacro, si riferisce alla perdita – da un fotogramma allʼaltro – dellʼaura che viene attribuita a unʼicona. Questo percorso in dodici immagini rielaborate è opposto a quello che Andy Warhol seguiva nei suoi ritratti serigrafici. Interessante, in particolare, il contrasto tra lʼaspetto artefatto del primo frame e lʼimmagine “pulita” dellʼultimo.
NECATI (Nello Catinello)
Claudio Maria Laruccia
Andrea Deotto
Erica Portunato
«Uno sguardo che attraverso le vette cerca di conquistare uno spazio», così Erica Portunato (La Spezia, 1990) spiega il senso della sua serie MètaVolto. «Ma anche una metamorfosi, un processo in divenire che ogni spettatore leggerà a modo suo». Interessante, oltre allʼuso poetico del digitale, la scelta di lasciare lo sfondo indefinito, finendo per proiettare la figura in uno spazio onirico.
Francesca Ardito
La scelta di un bianco e nero dai toni caldi e lʼidea del travestimento (nel secondo scatto) proiettano in un altrove fuori dal tempo questa serie dedicata alle coppie di gemelli che ha fatto vincere a Francesca Ardito (Rapallo, 1974) il premio per la fotografia e anche il premio Biffi. Interessante la costruzione della scena, con i due soggetti sempre su piani diversi, quasi a creare una forzata distanza fisica tra persone dai caratteri naturalmente legati.
Stefano Ughi
Michele Turco
Alessio Palmieri
NOBA
Pietro Maietta
Isabella Angelantoni Geiger
Seungwan Park
E' un gioco sottilmente concettuale quello proposto da Seungwan Park (Carrara, 1986). La scelta di un materiale classico come il marmo e di un soggetto tradizionale come il busto appare contraddetta dal trattamento della materia che, attraverso strappi, intarsi e stratificazioni, si ridefinisce in una dimensione quasi ipertecnologica.
Federica Cipriani
Simbolo di leggerezza e femminilità, ma anche di metamorfosi, morte e rinascita, la farfalla è al centro del delicato lavoro di Federica Cipriani (Cento, 1983). Lontana dal cinismo di Damien Hirst (che per i suoi “rosoni” utilizza farfalle vere), lʼartista in questo lavoro sceglie lʼevocazione della forma per dare origine a una nebbia più onirica che reale. E anche per regalarci un senso di pacato ottimismo.
Sara Zaghetto
Giuseppe Volante
Rossella Rossi
Lucio Francesco Perna
Federico Montesano
Anna Montanaro
Augusto Mandelli
Marcelo Egydio Lucato
Francesco Liggieri
Li Yichen
Emanuele India
Han Bo
Sergio Franzosi
Vincenzo Formica
Angelo Farina
Giuseppe Bianchi
Nicoletta Barzon
Giuseppe Alletto
Annaluce Aglietto
Miriam Passeri
Delicati ricami su carta a comporre le strofe di una poesia visiva e a raccontare una reinterpretazione tutta particolare di un fare pittorico. Così, con uno sguardo a Maria Lai e uno allʼestetica orientale, Miriam Passeri (Genga, 1992) ha meritato il premio.
Laura Pedizzi
Un momento di raccoglimento, di ascolto di sé, in un gesto semplice e quotidiano. Questo racconta, nelle parole dellʼautrice, lʼopera con cui Laura Pedizzi (Brescia, 1986) ha vinto la Targa dʼoro per la pittura. Un lavoro dal segno netto ed elegante, notevole per lʼequilibrio con il quale lʼartista ha deciso di riservare al colore solo una parte del soggetto, lasciando il resto indefinito.