Premio Arte

Premio Arte 2026

Quattro sezioni in cui concorrere per la 33ª edizione del Premio Arte: pittura, scultura, fotografia e grafica. Le opere dei quaranta finalisti selezionati saranno esposte a ottobre a Milano nelle sale del Museo della Permanente.

Le iscrizioni al Premio Arte sono aperte, il termine ultimo per la partecipazione è il 29 maggio.

Alberto Peppoloni

Milanese, quarantacinque anni, l’artista ha conquistato la giuria rivisitando la Trasfigurazione di Raffaello. Scomposta in campiture geometriche, l’opera resta fedele all’originale nella parte superiore. Sotto, però, gesti concitati e aggressivi, funghi atomici e bombardamenti alludono agli orrori di un’attualità avvelenata da guerre e violenze.

Elisa Baldanzini

Giovanissima – ha solo quattordici anni – l’artista milanese ha deciso di imprigionare nel gesso uno dei simboli della nostra società e del suo narrarsi: il giornale. Illuminato da pennellate d’oro, l’oggetto perde riconoscibilità, diventa altro e si trasforma in bellezza, attraverso un gesto memore dalla poetica della grande Louise Bourgeois.

Veronica Leo

Con Veronica Leo le ore scorrono liquide
Ventisei anni, di Galatina, l’artista fa l’occhiolino a Salvador Dalí ripensandolo in un concettuale fitto di simbologie. Qui il tempo sembra liquefarsi, scandito da orologi senza lancette e da figure evanescenti: clessidre, volti, occhi e alberi. L’utilizzo di lastre usate enfatizza il senso della stratificazione del tempo e della sua soggettività.

Nikko Mundacruz

Nikko Mundacruz, inquietanti suggestioni
ventiquattro anni, padovano, l’artista presenta un paesaggio classico, inquadrato da un punto di vista ribassato, giocato su lattiginose luminosità cangianti e ombre impenetrabili, con suggestioni che vanno dalla grande pittura romantica di Friedrich alla pennellata di Peter Doig. E con una presenza fantasmatica che enfatizza il senso di inquietudine.

Daniele Magnani

Daniele Magnani, sugli scontrini la rivincita della natura
Quarantenne, nato a Sassuolo, l’artista ci racconta una natura che riconquista i propri spazi e lo fa utilizzando virtuosamente un materiale di scarto come lo scontrino. Anche la tecnica è interessante: rinnegando la perfezione del digitale sceglie infatti una piccola macchina a stampante termica, volutamente a bassa risoluzione, che comporti la possibilità dell’imprevisto e della casualità.

Giulia Mastrangelo

Giulia Mastrangelo, una questione di silenzio
i ispira alla poesia visiva questa artista venticinquenne, pendolare tra Venezia e Milano, in un lavoro lirico e concettuale al tempo stesso. Cinque bottiglie trasparenti – che insieme formano la frase “Il vuoto è una questione di percezione, vibrazione, silenzio” – mettono lo spettatore a confronto con i concetti di pieno e vuoto, destabilizzandolo con dischi colorati inseriti nelle bottiglie. Giulia Mastrangelo

Fabio Pini

Fabio Pini, uno sguardo oltre
Cupezza e ironia si fondono nel lavoro realizzato con grande tecnica da questo artista cinquantunenne romano. Non lontano dallo stile dell’americano Norman Rockwell, il suo veggente dalle inquietanti spalle troppo ampie scruta il mondo con le orbite vuote. Lui, infatti, può vedere anche senza occhi, mentre ciò che crediamo realtà è simboleggiato dal fantoccio che stringe nella mano gigantesca.

Mauro Baio

Mauro Baio, lievi vibrazioni nel paesaggio Piane campiture intarsiate a costruire paesaggi, in una costante suggestione astratta e con qualche allusione alla pittura di David Hockney. Questa la narrazione dell’artista (trentatré anni, nato a Lecco) che ha conquistato la giuria con uno scorcio tropicale, scandito in tinte livide, come nell’imminenza di un temporale, mosso da vibrazioni liquide e dove le luci e le ombre sono rese per macchie

Premio Arte 2025

Quattro sezioni in cui concorrere per la 32ª edizione del Premio Arte: pittura, scultura, fotografia e grafica. Le opere dei quaranta finalisti selezionati saranno esposte a ottobre a Milano nelle sale del Museo della Permanente
Le iscrizioni al Premio Arte 2025 sono chiuse.

Nadia Riotto

Un’opera che nel titolo invita all’abbandono e alla fiducia nel destino, ma anche una conferma dell’interesse che oggi c’è intorno alla Fiber art. Trentunenne di Taureana (Reggio Calabria), l’artista ha scelto nylon e poliestere per mimare nel colore la levigata compattezza del marmo, mentre la postura e l’incompletezza della figura rimandano ai ritrovamenti di reperti archeologici.

Stefano Zaratin

Di formazione scientifica, l’artista (Mestre, 1962) ha convinto per l’intrigante doppio cortocircuito: da un lato la contrapposizione tra un materiale naturale, il legno, e le bottiglie di plastica; dall’altro l’enfasi su come i colori del mare vestano, paradossalmente, uno dei materiali più difficili da smaltire

Alessandro Sepe

Un’immagine dura, perturbante, che scatena associazioni mentali ai fatti di cronaca e in particolare alla violenza di genere. La costrizione del soggetto, tuttavia, ha qui un valore metaforico e l’opera è parte di una serie nata con la pandemia. Sono l’isolamento, il distanziamento e l’immobilità di quei tempi a parlare attraverso le corde che bloccano il soggetto. Soggetto che Sepe (nato nel 1985 a Pomigliano d’Arco) ha voluto privare dello sguardo perché fosse ancora più tragicamente solo.

Chiara Marchesi

La riflessione di Chiara Marchesi (Lodi, 1996) sulla fragilità umana la porta a un racconto metaforico in cui l’alisso, pianta dalle infiorescenze corpose, prende la forma di un sinuoso anello di marmo. Interessante il contrasto dei materiali, con la foglia d’oro scultura, che simboleggia la bellezza interiore e ciò che realmente conta.

Simone Talpa

Nato nel 1995 a Napoli, Simone Talpa si è fatto le ossa sul restauro e intanto studia all’Accademia di Belle Arti, dopo aver abbandonato per un infortunio una promettente carriera di calciatore (affiancata sempre, però, allo studio dell’arte). L’opera che ha conquistato la giuria nasce dal desiderio di mettersi alla prova su un tema classico – il ritratto femminile – contaminandolo però con una scelta originale dei materiali e una raffinata e rarefatta vocazione astratta.

Maurizio Forcella

Tutto nasce grazie a un video girato a un matrimonio. L’artista (trentasettenne della provincia di Teramo) resta colpito dai frame cosiddetti “sbagliati” e coglie l’incanto degli occhi chiusi, enfatizzato, qui, dalla scelta di soggetti femminili di una bellezza diversa dai canoni che la moda ci impone e reso onirico dalle luci e dai colori ottenuti con l’espediente della sovrapittura digitale.

Margherita Corinti

È figlia delle riflessioni sulla pandemia del 2020-2021 e sul bisogno di riallacciare il rapporto con la natura questa maschera che ci illude di trasformarci in una pianta di passiflora. L’artista, venticinquenne originaria della provincia di Parma,
ci indica dunque una strada
originale per recuperare
un habitat ferito: indossare
il nostro essere natura.

Teo Martino

Trentatré anni, torinese, Teo Martino ha scelto un soggetto ultracontemporaneo per una riflessione sugli oggetti che ci stanno modificando la vita. La giuria ha apprezzato il cortocircuito tra la modernità dell’oggetto e la scelta di un materiale antico come il marmo e la lavorazione impeccabile, segno di vera padronanza dei mezzi.

Andrea Ceddia

La figurazione fresca, veloce, vagamente deformata, in linea con le tendenze nordeuropee più interessanti – ma non lontana dalla nostra Transavanguardia – e il colorismo vivido sono stati la chiave della vittoria di questo ventiseienne originario di Nettuno (Roma). Curiosa anche la narrazione PITTURA Andrea Ceddia, gestuale e figurativo TARGA D’ORO sottotraccia, con il fico d’India che diventa metafora di una perdita – quella della nonna dell’artista – ma anche, graficamente, corpo metamorfico delle figure in secondo piano.

Patrizio Carburi

Il senso di precarietà veicolato dalla pandemia, dalla crisi climatica e dai conflitti internazionali sta spingendo alcuni artisti a lavorare sulla trasformazione e sulla consunzione. È ciò che accade in quest’opera dell’artista marchigiano (1955), che ha richiesto una tecnica lunga e complessa. Realizzata su PVC, è stata in seguito esposta a continui cambiamenti di temperatura per fissare infine il risultato. Il cortocircuito si completa nel fatto che questa disgregazione è applicata a un soggetto come la casa, tradizionalmente pensata come rifugio solido e protettivo.

Alessandro Rillo

Lamiere di recupero, legno e ferro colorati con pigmenti naturali sono gli ingredienti di un’opera che dà al riciclo il sapore del color field. L’artista campano (1965) ci racconta così non solo un uso virtuoso dei materiali, ma anche la recente vicinanza forzata (resa nella sovrapposizione delle strisce di metallo). Una lettura concettuale che si estende al titolo, giocato sull’ambiguità tra le parole sheet – foglio – e shit – merda – a enfatizzare il cortocircuito tra rifiuto e bellezza.

Gianni Lucchesi

Fa parte di un progetto dedicato alle paure l’opera dell’artista toscano, classe 1965, vincitore della prima Targa Instagram, e nello specifico tratta la paura della felicità. L’apparente ossimoro è raccontato raffigurando lo spazio interiore come un teatrino: l’uomo appare schiacciato, incapace di gestire sentimenti ed emozioni.

Natalia Malara

Sono storie di un vissuto famigliare quelle raccontate dall’artista calabrese (1981). Non un’unica immagine, ma una serie di frame: lo spezzettamento di un ricordo ricostruito attraverso una pittura sussurrata, scandita in gamme ridotte di tinte e ripulita dal dettaglio non essenziale. Gli abbracci, i giochi, i momenti di ordinaria quotidianità assumono qualcosa di sacrale, immobilizzati dentro atmosfere che fanno pensare alle vecchie fotografie seppiate.

Maria Carmen Moioli

Prigionia e convivenza forzata sono i fantasmi che vengono alla mente davanti all’opera dell’artista milanese (1966). Le tre figure infatti – rigide ma vagamente antropomorfe – appaiono legate da una catena che passa attraverso i loro organi vitali, richiamando anche qui gli impedimenti che hanno caratterizzato il nostro passato recente. Figlio di un’indagine più ampia intorno alle contraddizioni e alle trappole dell’evoluzione tecnologica, il lavoro mostra un uso elegante e originale della terracotta.

Marianna Massicci

Tre immagini apparentemente giocose, ma figlie di un momento molto particolare: l’artista marchigiana infatti – classe 2001 – le ha scattate nelle mattine pigre della didattica a distanza, negli attimi trascorsi sul balcone di casa in attesa di collegarsi con l’insegnante. L’alfabeto muto del gesto, dunque, porta in sé l’allusione all’isolamento, al silenzio malinconico, alla difficoltà di comunicare con l’altro.

Alessia Torres

La più giovane tra i vincitori di questa edizione – è nata nel 2003 in Puglia – è quella che ci propone la lettura più struggente del momento che abbiamo recentemente vissuto. Intrisa di echi mitologici e di riferimenti al surrealismo, e anche alle recenti ricerche neometafisiche, la sua barca alata – realizzata in legno e materiali plastici e ricoperta in foglia d’oro – ci racconta il commiato, il viaggio di chi ci ha lasciato, e lo veste di un sapore epico.

Flavia Carolina D'Alessandro

Pittura sì, ma contaminata con inserimenti di polistirene a creare un effetto quasi di bassorilievo. Ecco la chiave che ha conquistato la giuria nell’opera dell’artista di origini venezuelane, classe 1977. L’idea è quella di analizzare il rapporto tra realtà e illusione, tema quanto mai attuale durante i mesi di isolamento, periodo nel quale l’opera è nata. Il soggetto della natura morta assume qui una connotazione simbolica, nutrendosi sia del lavoro di Giorgio Morandi sia delle sue interpretazioni da parte della britannica Tacita Dean.;

Nicola Bertellotti

Fa parte di una serie intitolata Ex machina dedicata all’archeologia industriale lo scatto dell’artista toscano (1976) che ha convinto la giuria, anche grazie all’effetto astratto che richiede una certa attenzione nella lettura. Il soggetto è una cava di marmo abbandonata nella quale si è formato un piccolo lago che ha sviluppato un originale micro-ecosistema; l’idea è quella di far riflettere su un pianeta che può fare a meno dell’uomo e che nel miracolo della casualità si rinnova più potente che mai.

Laura Gallo

Nata a Ragusa nel 1996 e iscritta all’Accademia di belle arti di Catania, Laura Gallo ci propone tre immagini dedicate al ricordo di chi ci ha preceduti. Avvolti da una luce morbida, i libri,
le fotografie e le lettere raffigurati ci portano nell’altrove di una memoria condivisa, lontana dai modi di comunicare e di fermare il tempo propri
della nostra società.

Claudia Zanaga

Materiali classici e un’iconografia che rimanda alla grande tradizione scultorea del Novecento per questo lavoro di Claudia Zanaga, nata a Padova nel 1993 e iscritta all’Accademia di belle arti di Carrara. La figura umana stilizzata trasforma quest’opera in un’imbarcazione, ma anche in un contenitore, forse un’acquasantiera, con il suo portato mistico.

Jenifher Barbuto

Con queste immagini virate, Jenifher Barbuto (Vibo Valentia, 1994, iscritta all’Accademia di belle arti di Reggio Calabria) traccia le coordinate di un luogo irreale, sospeso tra visibile e invisibile. Lo fa attraverso figure appena decifrabili – una testa femminile e una mappa – per ricordarci come la conoscenza di noi stessi sia un percorso complesso, i cui sentieri restano a volte misteriosi.

8Kl

Un elegante impatto estetico e un potente messaggio concettuale sono alla base del lavoro di 8KI (Napoli, 1974). L’installazione di 48 acquerelli sui quali è impressa la richiesta internazionale di aiuto, Sos, vista da lontano comunica la calma pacificante delle onde del mare; da vicino invece, nel momento in cui l’occhio percepisce la scritta, ci sollecita a riflettere su quante grida di aiuto lanci oggi il nostro mare, mentre la ripetizione ossessiva trasforma il grido in mantra.

Andrea Zanatta

È il frutto quasi casuale di una serie di esplorazioni notturne questo suggestivo scatto di Andrea Zanatta, nato a Treviso nel 1967. Appassionato d’arte fin da piccolo, dopo un esordio nella pittura ha trovato la sua strada con la macchina fotografica, e in particolare proprio lavorando di notte, quando le luci e le ombre creano presenze fantasmatiche.

Giulia Santarini

È tutta realizzata con materiali di recupero – nello specifico vecchie lastre tipografiche – l’opera di Giulia Santarini, nata a Lucca nel 1981. Sottili e leggerissime, le 1378 acciughe si muovono al minimo spostamento d’aria, quasi in un omaggio ai Mobiles di Alexander Calder, riproducendo il comportamento naturale dei banchi di pesci senza mai perdere tuttavia l’elegante compattezza della forma sferica. Simbolo del valore della solidarietà e della forza della moltitudine, l’opera si è aggiudicata anche il Premio Biffi.

Santorossi

Nato a Treviso nel 1947, Santorossi seleziona un dettaglio della Cena in Emmaus di Caravaggio per questo studio sulla materia e sulla luce realizzato con olio e vernice su tela. Partendo dalla convinzione che la materia sia sostanzialmente luce condensata, il vincitore della Targa d’oro la “solidifica” qui in un unico fluido raggio luminoso che ridefinisce e semplifica la scena.

Premio Arte 2020 - 2022

Esposti a Palazzo Reale di Milano, gli artisti di questa edizione si mostrano accomunati dall’esigenza di fare i conti con il complesso momento passato e presente.

Dei nove premiati fra Targhe d’Oro, Premi Accademia e premi speciali, infatti, cinque fanno diretto riferimento alla pandemia e alle sue conseguenze. Un’ansia diffusa che si stempera, tuttavia, nella voglia di rinascita.

Premio Arte 2019

È l’eleganza il comune denominatore delle opere che quest’anno si sono aggiudicate le quattro Targhe d’oro e i tre Premi accademia e che sono state esposte a Palazzo Reale di Milano accanto ai protagonisti del 20° Premio Cairo. Eleganza e pulizia nel tratto, oltre a una fonte d’ispirazione interessan-te, caratterizzano Materia-Luce di Santorossi (Targa d’oro per la pittura), un omaggio a Caravaggio reso attraverso una pastosa scia luminosa che definisce la scena.

Marco Elio Tabacchi

Un formato interessante, un linguaggio giocato sulla sovrapposizione di solidi geometrici e un’atmosfera fiabesca caratterizzano l’opera di questo grafico d’arte nato a Palermo nel 1971 e iscritto all’Accademia di Belle arti della città. Il lavoro ha convinto la giuria per la sicurezza del segno, per l’eleganza formale e per il sofisticato gioco luminoso e cromatico.

Pietro Di Corrado

Ventitreenne di Comiso – iscritto all’Accademia di Brera a Milano –, l’artista è il più giovane tra i vincitori di questa edizione e quello che ha presentato il lavoro concettualmente più complesso. La superficie specchiante sulla quale sono appoggiate le sfere di vetro, infatti, non è solida come appare, ma liquida. E le immagini appese alla parete, una volta guardate attraverso le sfere, rivelano un dettagliato racconto della realizzazione dell’opera stessa.

Stefano Lutazi

Ama Caravaggio questo ventiquattrenne nato ad Assisi e oggi di stanza a Milano, dove studia all’Accademia di Brera. Le figure di questo lavoro sembrano infatti scolpite da una luce fuori campo che squarcia il buio. L’opera racconta un momento di introspezione psicologica. Entrambe le figure infatti, rappresentano l’artista: la parte razionale e il subconscio.

Premio Arte - La storia

QUANDO NASCE

Nel 1984 con appuntamenti biennali. Per il crescente successo dal 2000 diventa annuale in concomitanza con la nascita del Premio Cairo.

A CHI È RIVOLTO

Il Premio Arte è una manifestazione riservata agli artisti e agli studenti delle Accademie e delle Scuole d'arte, che non hanno esposto in mostre personali di rilievo.

I PARTECIPANTI

Negli ultimi anni sono stati un migliaio ogni anno.

LE SEZIONI

Sono quattro: pittura, scultura, fotografia e grafica.

LA GIURIA

La redazione del mensile Arte.